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Design culture: from Product to process, building a network to develop design processes in Latin countries

Celaschi è stato il promotore dello sviluppo di una rete di centri di conoscenza e università presenti soprattutto nei paesi di tradizione Latina sia in Europa che in Sud America, che ha come obiettivo quello di aprire la discussione e lo scambio di esperienze intorno alla consapevolezza della processualità del design. Soprattutto intorno alla consapevolezza che: Paesi, imprese, operatori, capitali, istituzioni che hanno forma storicamente determinatasi in forma diversa hanno bisogno di diversi e personalizzati processi di innovazione piuttosto che assorbire acriticamente modelli e tradizioni “forti” perché provenienti da Paesi, quali quelli di tradizione anglosassone, che da quasi mezzo secolo indagano e strutturano metodologia di progetto che spesso è di difficile applicazione nei Paesi latini. Il paper testimonia che questa forma di colonizzazione passiva dei processi del design sta cambiando e che sono sempre più evidenti i segni di una forte attrazione dei centri di ricerca e degli esperti di design verso nuove metodologie sperimentali di innovazione trainata dal design.

Design mediatore tra saperi

in Germak, C. (a cura di), L’uomo al centro del progetto, Allemandi editore, Torino, 2008.
ISBN 978-88-422-1629-2
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Skill share into design driven Innovation processes : Strumenti e protocolli di ricerca applicata che favoriscono l’innovazione e sviluppano organizzazioni orientate al design: lo “infra-structural design” e la “design mediation”

Il saggio isola due pratiche sperimentali chiamate “infrastructural design” e “design mediation” e ne descrive l’applicazione in un certo numero di casi studio di ricerca applicata a contesti produttivi allo scopo di valutarne l’efficacia come strumenti di innovazione design driven.
Queste due pratiche si ascrivono al complesso approccio infrastrutturale al design che considera i saperi e le pratiche del design come legante delle intelligenze e delle energie che in una organizzazione complessa, come l’impresa contemporanea, appare più votata alla conservazione che al cambiamento. In questi contesti la creazione di un sistema di connessione interno-esterno e di fluidificazione e condivsione/integrazione interna della conoscenza, costituiscono il contesto ideale per favorire l’innovazione.

in Design strategy journal, Edited by Unisions University Press, San Laopoldo, RS, Brasil

(in corso di pubblicazione)

Il design come mediatore tra saperi

L’integrazione delle conoscenze nella formazione del designer contemporaneo

BENI DI SCAMBIO E CULTURA DI PROGETTO
Il design è disciplina giovane che sta costruendo poco a poco i suoi statuti e perfezionando i suoi strumenti di ricerca. Sono passati solo dieci anni dall’istituzione del primo corso di laurea di Disegno industriale in Italia , un passo che ha contribuito a sviluppare questo insieme articolato di conoscenze dal limbo internazionalmente riconosciuto dell’azione professionale del progettista-artista-architetto per accompagnarlo nel difficile percorso di disciplina universitaria .

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Fondamenti del piano di marketing dell’Oltrepò mantovano

Progetti per lo sviluppo del territorio, Marketing strategico dell’Oltrepò Mantovano, Maggioli, Rimini, 2008, ISBN 978-88387-4266-9

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Design mediatore tra bisogni

There is no great awareness in developed countries that wealth, development, and innovation are closely linked to the ability to attract, initiate and strengthen relationships between the knowledge system (arts, creativity, science, the humanities) and the productive and reproductive system of society.
We can see that, in many economically advanced nations, science and the highest levels of knowledge appear to be gradually closing in on themselves, moving away from people and from the ability to affect everyday life. People have less and less understanding of this and manage to formulate opinions about the utility of the investments in this field.
For some time now, in the so-called advanced countries there has been a debate that, in my opinion, takes up this problem in a very powerful and significant way: it is referred to as the problem of the transformation of a society of knowledge into an economy of knowledge.
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Atto culturale e design

L’industria culturale e il design
L’accostamento ai Beni Culturali del termine e delle pratiche legate al design è un fatto di recentissima conquista . Esso deve la sua altrettanto giovane fortuna alla diffusa consapevolezza che il nostro Paese, oltre ad essere un territorio indiscutibilmente denso di “risorse” di questa natura, è anche un luogo fortemente bisognoso di attivare una, perlomeno rinnovata, sensibilità fruitiva delle medesime.
L’interesse del design nella direzione dei beni culturali è legato alla necessità di considerare i beni culturali come capitale da immettere all’interno di un processo di produzione del valore secondo logiche non completamente dissimili da altri settori produttivi (risorse minerarie attraverso la coltivazione delle cave, risorse intellettuali attraverso la pratica del diritto d’autore e del brevetto, risorse ambientali attraverso procedimenti di bonifica e salvaguardia, ecc.).
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La carta di Torino 2008

1. Riteniamo che la cultura del progetto contemporaneo deve recuperare una nuova centralità del processo inteso come metodo e percorso, rispetto alla preponderante centralità del prodotto (o della merce) come risultato.

2. Intendiamo inserirci dentro al dibattito tra IDENTITA’ LOCALE e GLOBALIZZAZIONE sottolineando il nostro interesse per una scala intermedia di osservazione che è rappresentata dai raggruppamenti di Paesi omogenei per tradizione culturale ed esperienza. In particolare intendiamo osservare scientificamente l’evoluzione dei metodi e dei processi di design all’interno dei Paesi di lingua e tradizione LATINA, sia in Europa che in America.

3. Riteniamo che sia compito della cultura di progetto contemporanea suggerire e porre attenzione a determinati temi di ricerca per il design che derivano dalla matrice storico culturale latina del settore: il design per le periferie, il design della sostenibilità, la centralità dell’uomo dentro al proprio sistema culturale e non solo biologico…..

4. Siamo interessati al ruolo della cultura di progetto (processi e metodi del design) nei saperi e nelle pratiche del FARE SCUOLA, FARE IMPRESA e FARE TERRITORIO. Intendiamo comprendere se, a differenti forme di scuola, di impresa e di territorio, corrispondano differenti modelli, metodi, strumenti e processi per lo sviluppo della cultura di progetto.

5. Vogliamo mantenere vivo il filone dell’indagine storico critica dei processi e dei metodi di design e indagare in esso per comprendere se esistono tradizioni omogenee ai modi di fare design dei Paesi di tradizione Latina.

6. Intendiamo privilegiare lo studio del design come fattore legante tra saperi diversi (umanistici, tecnologico-produttivi, economico-gestionali, artistici) e come mediatore di interessi tra committente, consumatore e ambiente.

7. Ci interessa verificare l’importanza del METAPROGETTO, sia in quanto studio e progetto del processo di progettazione (come progettare), sia in quanto rappresentativo delle fasi di ricerca preprogettuale che hanno come esito il “cosa progettare”.

8. E’ nostro interesse condividere, individuare e studiare casi di progettisti, imprese, scuole, strumenti di supporto alla progettazione, che siano rappresentativi di un ipotetico “modello latino di fare cultura del design”. Contestualmente intendiamo estendere lo studio dei processi e dei metodi del design a ricercatori ed esponenti della cultura di progetto anglosassone, orientale, indiana, mediorientale, africana, allo scopo di approfondire lo studio ed il confronto continuo delle differenze e delle omogeneità praticabili.

La regola e l’emozione

Innovare è un azione che, come un ponte, attraversa il presente basandosi su due pilastri: metodo certo e razionale di manipolazione dei fattori in gioco e capacità di assorbire l’irrazionale potenza della creatività.

Da disegnatore a design manager
Innovare le merci ed i servizi è un azione complessa. Viviamo nella società dei consumi, mai l’azione del consumare è stata così fondamentale nella vita di ciascuno di noi, sostituendo ogni azione: non ci divertiamo: guardiamo la televisione; non ci nutriamo, mangiamo una merenda preconfezionata della tal marca; non facciamo sport: ci iscriviamo ad una palestra, ecc. Un bene o un servizio programmato sostituisce ogni verbo della nostra vita.
La nostra vita è consumare e progettare questi beni e servizi è diventato di importanza strategica e difficile è differenziarsi e soddisfare un mercato sempre più saturo ed esigente.

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Ossessione per l’arte nel design

Arredi come alfabeti nella ricerca di Claudio Bitetti

Nel centro vitale del centro storico di Aosta, al centro della Vallè, siamo andati a conoscere gli spazi creativi e professionali dove Claudio Bitetti costruisce con pazienza e maniacale ossessione per l’arte nel design, le sue ultime collezioni, soprattutto arredi ed oggetti per la casa.
Aostano formato al Politecnico di Milano, dieci anni di gavetta tra gallerie, mostre personali, collettive, cataloghi, apparizioni ad eventi e nelle vetrine di Dilmos a Brera, Claudio Bitetti ci mostra con orgoglio la produzione degli ultimi cinque anni.
Un grande lavoro di certosina frammentazione dei volumi consacrato a nuove regole compositive spiazzanti che danno vita a interessanti alfabeti di oggetti. Le ultime collezioni, che insistono sui contenitori e sulla modularità neodivisionista, sembrano disegnate con le regole del lettering come quando si progetta un nuovo font editoriale, nuovi alfabeti digitali fatti di porzioni che diversamente assemblate permettono di scrivere qualsiasi parola, ed esprimere tanti diversi pensieri in molte differenti lingue.
Il portabottiglie di plastica per l’acqua minerale mi torna in mente, e noto che Bitetti continua a perfezionarlo e proporlo in differenti versioni e immaginarlo lunghissimo o addirittura ricomporlo, costruire con esso un diverso e inatteso percorso. Come un taglio dell’invenzione di Fontana, come una crepa nella terra di Burri, come un manichino estraneo per Catellan.
In Bitetti il procedimento di lavoro così come gli strumenti di lavoro, le fasi della creazione, il linguaggio della celebrazione sono quelli dell’arte, ma applicati agli oggetti ed alle merci: le sue merci ossessionate dal doversi muovere tra le funzioni senza sentirsene in particolare nessuna altra propria funzione che lo piazzamento estraniante.
Il designer ci viene incontro nella strada principale di Aosta, una sera di fine inverno, e ci accompagna per la città alla ricerca del design, nel tentativo di scovare segni e presenze design oriented nella capitale delle Alpi occidentali.
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