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Il design come mediatore tra saperi

L’integrazione delle conoscenze nella formazione del designer contemporaneo

BENI DI SCAMBIO E CULTURA DI PROGETTO
Il design è disciplina giovane che sta costruendo poco a poco i suoi statuti e perfezionando i suoi strumenti di ricerca. Sono passati solo dieci anni dall’istituzione del primo corso di laurea di Disegno industriale in Italia , un passo che ha contribuito a sviluppare questo insieme articolato di conoscenze dal limbo internazionalmente riconosciuto dell’azione professionale del progettista-artista-architetto per accompagnarlo nel difficile percorso di disciplina universitaria .

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Design mediatore tra bisogni

There is no great awareness in developed countries that wealth, development, and innovation are closely linked to the ability to attract, initiate and strengthen relationships between the knowledge system (arts, creativity, science, the humanities) and the productive and reproductive system of society.
We can see that, in many economically advanced nations, science and the highest levels of knowledge appear to be gradually closing in on themselves, moving away from people and from the ability to affect everyday life. People have less and less understanding of this and manage to formulate opinions about the utility of the investments in this field.
For some time now, in the so-called advanced countries there has been a debate that, in my opinion, takes up this problem in a very powerful and significant way: it is referred to as the problem of the transformation of a society of knowledge into an economy of knowledge.
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Atto culturale e design

L’industria culturale e il design
L’accostamento ai Beni Culturali del termine e delle pratiche legate al design è un fatto di recentissima conquista . Esso deve la sua altrettanto giovane fortuna alla diffusa consapevolezza che il nostro Paese, oltre ad essere un territorio indiscutibilmente denso di “risorse” di questa natura, è anche un luogo fortemente bisognoso di attivare una, perlomeno rinnovata, sensibilità fruitiva delle medesime.
L’interesse del design nella direzione dei beni culturali è legato alla necessità di considerare i beni culturali come capitale da immettere all’interno di un processo di produzione del valore secondo logiche non completamente dissimili da altri settori produttivi (risorse minerarie attraverso la coltivazione delle cave, risorse intellettuali attraverso la pratica del diritto d’autore e del brevetto, risorse ambientali attraverso procedimenti di bonifica e salvaguardia, ecc.).
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La carta di Torino 2008

1. Riteniamo che la cultura del progetto contemporaneo deve recuperare una nuova centralità del processo inteso come metodo e percorso, rispetto alla preponderante centralità del prodotto (o della merce) come risultato.

2. Intendiamo inserirci dentro al dibattito tra IDENTITA’ LOCALE e GLOBALIZZAZIONE sottolineando il nostro interesse per una scala intermedia di osservazione che è rappresentata dai raggruppamenti di Paesi omogenei per tradizione culturale ed esperienza. In particolare intendiamo osservare scientificamente l’evoluzione dei metodi e dei processi di design all’interno dei Paesi di lingua e tradizione LATINA, sia in Europa che in America.

3. Riteniamo che sia compito della cultura di progetto contemporanea suggerire e porre attenzione a determinati temi di ricerca per il design che derivano dalla matrice storico culturale latina del settore: il design per le periferie, il design della sostenibilità, la centralità dell’uomo dentro al proprio sistema culturale e non solo biologico…..

4. Siamo interessati al ruolo della cultura di progetto (processi e metodi del design) nei saperi e nelle pratiche del FARE SCUOLA, FARE IMPRESA e FARE TERRITORIO. Intendiamo comprendere se, a differenti forme di scuola, di impresa e di territorio, corrispondano differenti modelli, metodi, strumenti e processi per lo sviluppo della cultura di progetto.

5. Vogliamo mantenere vivo il filone dell’indagine storico critica dei processi e dei metodi di design e indagare in esso per comprendere se esistono tradizioni omogenee ai modi di fare design dei Paesi di tradizione Latina.

6. Intendiamo privilegiare lo studio del design come fattore legante tra saperi diversi (umanistici, tecnologico-produttivi, economico-gestionali, artistici) e come mediatore di interessi tra committente, consumatore e ambiente.

7. Ci interessa verificare l’importanza del METAPROGETTO, sia in quanto studio e progetto del processo di progettazione (come progettare), sia in quanto rappresentativo delle fasi di ricerca preprogettuale che hanno come esito il “cosa progettare”.

8. E’ nostro interesse condividere, individuare e studiare casi di progettisti, imprese, scuole, strumenti di supporto alla progettazione, che siano rappresentativi di un ipotetico “modello latino di fare cultura del design”. Contestualmente intendiamo estendere lo studio dei processi e dei metodi del design a ricercatori ed esponenti della cultura di progetto anglosassone, orientale, indiana, mediorientale, africana, allo scopo di approfondire lo studio ed il confronto continuo delle differenze e delle omogeneità praticabili.

La regola e l’emozione

Innovare è un azione che, come un ponte, attraversa il presente basandosi su due pilastri: metodo certo e razionale di manipolazione dei fattori in gioco e capacità di assorbire l’irrazionale potenza della creatività.

Da disegnatore a design manager
Innovare le merci ed i servizi è un azione complessa. Viviamo nella società dei consumi, mai l’azione del consumare è stata così fondamentale nella vita di ciascuno di noi, sostituendo ogni azione: non ci divertiamo: guardiamo la televisione; non ci nutriamo, mangiamo una merenda preconfezionata della tal marca; non facciamo sport: ci iscriviamo ad una palestra, ecc. Un bene o un servizio programmato sostituisce ogni verbo della nostra vita.
La nostra vita è consumare e progettare questi beni e servizi è diventato di importanza strategica e difficile è differenziarsi e soddisfare un mercato sempre più saturo ed esigente.

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Ossessione per l’arte nel design

Arredi come alfabeti nella ricerca di Claudio Bitetti

Nel centro vitale del centro storico di Aosta, al centro della Vallè, siamo andati a conoscere gli spazi creativi e professionali dove Claudio Bitetti costruisce con pazienza e maniacale ossessione per l’arte nel design, le sue ultime collezioni, soprattutto arredi ed oggetti per la casa.
Aostano formato al Politecnico di Milano, dieci anni di gavetta tra gallerie, mostre personali, collettive, cataloghi, apparizioni ad eventi e nelle vetrine di Dilmos a Brera, Claudio Bitetti ci mostra con orgoglio la produzione degli ultimi cinque anni.
Un grande lavoro di certosina frammentazione dei volumi consacrato a nuove regole compositive spiazzanti che danno vita a interessanti alfabeti di oggetti. Le ultime collezioni, che insistono sui contenitori e sulla modularità neodivisionista, sembrano disegnate con le regole del lettering come quando si progetta un nuovo font editoriale, nuovi alfabeti digitali fatti di porzioni che diversamente assemblate permettono di scrivere qualsiasi parola, ed esprimere tanti diversi pensieri in molte differenti lingue.
Il portabottiglie di plastica per l’acqua minerale mi torna in mente, e noto che Bitetti continua a perfezionarlo e proporlo in differenti versioni e immaginarlo lunghissimo o addirittura ricomporlo, costruire con esso un diverso e inatteso percorso. Come un taglio dell’invenzione di Fontana, come una crepa nella terra di Burri, come un manichino estraneo per Catellan.
In Bitetti il procedimento di lavoro così come gli strumenti di lavoro, le fasi della creazione, il linguaggio della celebrazione sono quelli dell’arte, ma applicati agli oggetti ed alle merci: le sue merci ossessionate dal doversi muovere tra le funzioni senza sentirsene in particolare nessuna altra propria funzione che lo piazzamento estraniante.
Il designer ci viene incontro nella strada principale di Aosta, una sera di fine inverno, e ci accompagna per la città alla ricerca del design, nel tentativo di scovare segni e presenze design oriented nella capitale delle Alpi occidentali.
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Università & cultura del progetto

Il designer contemporaneo si forma all’università: l’esperienza della Facoltà del design del Politecnico di Milano.

In Italia i designer escono dall’università da circa 4 anni. Un tempo decisamente troppo breve per sperare che il sistema paese sia maturo e convinto del ruolo dell’università nella ricerca e nella formazione per il design.
Eppure a Torino (Politecnico), Milano (Politecnico), Venezia (IUAV), Genova, Chieti-Pescara, Firenze, Roma, Napoli (Aversa e Federico II), Palermo, esistono tradizioni universitarie di formazione al design che attraversano l’ultimo trentennio e che, a partire dalle cattedre di disegno artistico per l’industria degli anni settanta, hanno dato vita ad università vivaci e diversificate dove si formano i laureati in design.
L’università è oggi il luogo dove si pratica la formazione di livello superiore alla cultura del progetto e dove lo si fa a partire da una conoscenza e competenza costruita dalla pratica quotidiana e sistematica della ricerca.
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Chi disegna il castello pneumatico di alibaba.com?

Alla voce Toys del portale www.Alibaba.com esistono 290.00 referenze di offerta che sono pronte ad essere selezionate, misurate, valutate, trattate in rete e comperate, spedite e inviate al domicilio del pagante.
Di queste, solo per rimanere nella categoria degli incredibili castelli pneumatici esistono 188 offerte inclusive di scivolo, altre 50 con ostacoli da scavalcare, 34 con tunnel, provenienti da circa 35 imprese cinesi diverse nel territorio di Guangzhou.
Il fantastico “inflatable giant magic carpet slide” che mostriamo nella foto è un gran bell’esempio di design interculturale prodotto in Repubblica popolare cinese, con forme arabeggianti, grafica da manga giapponese, tecnologia pneumatica tedesca, colori waltdisneyani, mercato globale. Leggi il resto… »

Centre Du Design

Oggettivo, soggettivo, intersoggettivo: l’insegnamento di Franco Fontana alla scuola del progetto

Laudatio per il conferimento della laurea Honoris Causae a Franco Fontana, fotografo, presentata del prof. Flaviano Celaschi, ordinario di disegno industriale del Politecnico di Torino.

“Come diceva Picasso, l’arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità”
(Franco Fontana)

Eccellentissimo pubblico, signore e signori qui convenuti a festeggiare ed onorare un grande autore, cari studenti presenti, magnifico Rettore Francesco Profumo, Amplissimo Preside Carlo Olmo, dottor Franco Fontana, vi ringrazio tutti per il grande onore che mi avete dato nel permettermi di celebrare insieme a voi questo importante evento.
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