Le sfide informative

Il «Giornale del Design» intende offrire ai professionisti del design il luogo di un dibattito attento, aperto e costante. Siamo convinti che lo sviluppo delle professioni del design abbia come esito lo sviluppo del design e di conseguenza un vitale contributo per lo sviluppo culturale ed economico del nostro paese. Ci interessano particolarmente alcuni incroci, e attraverso di essi promettiamo di mantenere vivo il dibattito e informare sugli sviluppi costanti.
PROFESSIONI ED ECONOMIA
Intendiamo verificare se la produzione di progetto è diventata, oppure no, anche in Italia, quel «settore produttivo» auspicato dagli studiosi di economia negli anni ottanta. Il progettista è sempre più solo e debole perché, espulso dall’impresa, ne subisce (outsorcing) le condizioni precarie di contrattazione? Oppure sta scomparendo la professione del progettista-artigiano perché, al contrario, si è capito che le redini della produzione del valore non sono più dell’impresa, ma ai sapienti del settore di mezzo, della «mediazione tra mercato e produzione», tra cui il design e la comunicazione (oltre alla distribuzione, ecc.), che di conseguenza si organizzano in forma di impresa e capitali per governare il processo? Quali numeri, quali casi eccellenti, quali tendenze internazionali e locali, stanno segnando questo bivio?
PROFESSIONE E DIRITTO
Esiste un crescendo di relazione tra diritto e professioni del design perché gli obblighi di legge sono l’unico sistema per avviare l’impresa a investire in progetto e in consulenza specialistica (product liability e sicurezza; diritti dei consumatori e assicurazioni; norme di barriera d’ingresso all’esportazione, ecc.)? Oppure è una spontanea e naturale evoluzione dovuta alla maturità del mercato e alla complessità dei beni e dei servizi che assorbono il professionista e che richiedono che progetto e diritto si mescolino con la normalità con i quali si mescolano in architettura e urbanistica? Certamente le professioni di incrocio tra design e diritto sono richieste e l’università pubblica di Israele indica nei profili di crossing interdisciplinare i profili chiave del futuro.
PROFESSIONE E STATO
Stiamo scivolando verso il risorgimento degli strumenti coercitivi legalmente determinati di riconoscimento della professione (leggi «ordini professionali»), oppure dobbiamo sviluppare una coscienza bottom up della certificazione di qualità che parte dalla richiesta di mercato e che si organizza in club e associazioni autocertificate come nel formato inglese?
Questo dibattito possiede ormai dieci anni e non solo non ha trovato una risposta politica certa, ma rappresenta tutt’oggi uno dei dilemmi più aperti tra gli operatori, alternativamente attratti da entrambe le ipotesi di sviluppo, quasi che non fosse importante sceglierne una in particolare, ma sceglierne una comunque e su quella investire nella certezza del futuro. Inoltre la tutela del diritto di autore e d’uso industriale si è evoluta correttamente? Siamo coscienti delle opportunità offerteci come progettisti libero professionisti dalla legislazione vigente? E operando all’estero siamo tutelati?
PROFESSIONE E MERCATO
Come e quanto viene pagato il progetto oggi in Italia? E all’estero? Quali tipologie contrattuali professionalizzano il rapporto e ne rendono possibile lo sviluppo tutelato? Esiste un mercato pubblico, se no: come farlo nascere? Quanto e come vengono pagati i dipendenti e i collaboratori del professionista? Quanto costa esercitare e aprire uno studio professionale in Italia, quali incentivi? Quanti siamo, quanto contiamo?
PROFESSIONE E CULTURA
La cultura del progetto è ancora dei progettisti? È ancora la pratica del rapporto quotidiano tra progettista e impresa a concretizzare di fatto il sapere del settore? Oppure abbiamo assistito ad una scissione tra quotidiano «tecnico consulenziale markettaro» e spinta propulsiva culturale ed eroica dell’innovazione delle idee e delle cose (chiusi nei libri e nella teoria e critica del design)? Quali sono i contemporanei maestri di questa riunificazione? Ci sono? Come lavorano e chi fa loro da committente?
PROFESSIONE E FORMAZIONE
Se gli studi professionali si sgretolano in mille freelance e non costituiscono più la bottega rinascimentale dell’apprendimento continuo; se le imprese estromettono la produzione di progetto; se i neolaureati aprono le loro partite IVA già al terzo anno di studio; se le università non sono pronte a offrire una valida risposta all’aggiornamento continuo dei professionisti. Se tutto questo ci rappresenta quale formazione potrà permetterci di rimanere adeguati a un mercato in cui l’unica certezza è la capacità incredibile di modificarsi velocemente?
Retoriche o pratiche, queste sono alcune tra le più importanti questioni del tempo professionale che stiamo vivendo.
Crediamo che sia doveroso impegnarsi in questo dibattito, offrendo spazio non destinato alla celebrazione delle merci o dei progettisti, ma alla problematizzazione dei processi e degli strumenti, uno spazio aperto e bisognoso di contributi.

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