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	<title>Flaviano Celaschi &#187; design</title>
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		<title>Fondamenti del Piano di Marketing dell’Oltrepò Mantovano</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 16:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Celaschi F., Fondamenti del Piano di Marketing dell’Oltrepò Mantovano, in Casoni G., Fanzini D., Trocchianesi R. (a cura di), Progetti per lo sviluppo del territorio. Marketing strategico dell’Oltrepò Mantovano, Maggioli, Rimini 2008, pp. 30-37.
ISBN 978-88387-4266-9
In questo saggio si ripercorrono i concetti costitutivi del progetto di costruzione e rappresentazione dell’identità dell’Oltrepò di Mantova, area di 27 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flavianocelaschi.it/wp-content/uploads/2008/08/OltrepòMantovano1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-310" title="OltrepòMantovano" src="http://www.flavianocelaschi.it/wp-content/uploads/2008/08/OltrepòMantovano1-e1283863839279-213x300.jpg" alt="" width="99" height="137" /></a>Celaschi F., <em>Fondamenti del Piano di Marketing dell’Oltrepò Mantovano</em>, in Casoni G., Fanzini D., Trocchianesi R. (a cura di), <em>Progetti per lo sviluppo del territorio. Marketing strategico dell’Oltrepò Mantovano</em>, Maggioli, Rimini 2008, pp. 30-37.</p>
<p>ISBN 978-88387-4266-9</p>
<p>In questo saggio si ripercorrono i concetti costitutivi del progetto di costruzione e rappresentazione dell’identità dell’Oltrepò di Mantova, area di 27 comuni che, attraverso un piano realizzato tra il 2005 e il 2007, si è data una rinnovata immagine e un sistema di azioni coordinate per lo sviluppo territoriale e la valorizzazione del patrimonio culturale.</p>
<p><span id="more-103"></span>Flaviano Celaschi documenta uno dei primi casi europei in cui è stato determinante il contributo del design e della comunicazione per l’ottenimento di un risultato concreto, sia in termini di specialismo destinato alla materializzazione degli artefatti comunicativi, sia come disciplina di connessione tra saperi e bisogni in gioco.</p>
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		<title>Atto culturale e design</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 21:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[beni culturali]]></category>
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		<description><![CDATA[L’industria culturale e il design
L’accostamento ai Beni Culturali del termine e delle pratiche legate al design è un fatto di recentissima conquista . Esso deve la sua altrettanto giovane fortuna alla diffusa consapevolezza che il nostro Paese, oltre ad essere un territorio indiscutibilmente denso di “risorse” di questa natura, è anche un luogo fortemente bisognoso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’industria culturale e il design<br />
L’accostamento ai Beni Culturali del termine e delle pratiche legate al design è un fatto di recentissima conquista . Esso deve la sua altrettanto giovane fortuna alla diffusa consapevolezza che il nostro Paese, oltre ad essere un territorio indiscutibilmente denso di “risorse” di questa natura, è anche un luogo fortemente bisognoso di attivare una, perlomeno rinnovata, sensibilità fruitiva delle medesime.<br />
L’interesse del design nella direzione dei beni culturali è legato alla necessità di considerare i beni culturali come capitale da immettere all’interno di un processo di produzione del valore secondo logiche non completamente dissimili da altri settori produttivi (risorse minerarie attraverso la coltivazione delle cave, risorse intellettuali attraverso la pratica del diritto d’autore e del brevetto, risorse ambientali attraverso procedimenti di bonifica e salvaguardia, ecc.).<br />
<span id="more-38"></span>Il bene culturale e paesaggistico è oggi indubbiamente globalmente considerato una risorsa. Ma non lo era in modo altrettanto accettato meno di mezzo secolo fa. Nel nostro paese questa consapevolezza all’interno della coscienza comune corre di pari passo con la pratica normativa che ha oramai accettato l’idea che oltre alla conservazione ed alla tutela esistono campi del sapere e pratiche altrettanto importanti per il futuro dei beni culturali quali appunto i processi di valorizzazione.<br />
Esiste il marketing dei B.C., esiste il project financing dei B.C., esiste il management dei B.C., perché mai non dovrebbe esistere il design dei B.C.?<br />
Facciamo quindi riferimento ormai da qualche tempo ad un giovane settore produttivo organizzato che si chiama “industria culturale” (Abruzzese, Borrelli, 2000), “ una complessa vicenda di continue sintesi e fratture tra lavoro e intrattenimento, tra produzione e consumo …… una straordinaria macchina …….. di quello straordinario intreccio di linguaggi che l’Occidente ha realizzato nelle forme della cultura di massa”.<br />
La cultura della produzione va in aiuto alla produzione della cultura, o per meglio dire, alla produzione di valore attraverso la cultura.<br />
Come la cultura della produzione ad un certo punto della sua evoluzione industriale intreccia la cultura umanistica e l’arte generando il disegno artistico per l’industria (poi il disegno industriale più tardi il design), nel tentativo di perfezionare e diversificare la sua offerta, così l’industria culturale, nata già matura, richiede nel suo evolversi e migliorarsi una sempre maggior cura per la forma dello scambio attraverso il quale si trasforma da risorsa in valore.<br />
Ciò che si consuma non è tanto il bene culturale quanto il piacere di partecipare alla vicinanza ad esso (Purini, 2003).<br />
Pertanto sosteniamo che il design interagisce con il bene culturale nel momento che questi, riconosciuto come risorsa (potremmo dire riconosciuto come valore d’uso), deve essere immesso in un sistema di scambio per produrre, direttamente o indirettamente, valore di scambio.<br />
Ma non tutto quello che della cultura del design è applicabile ad un processo produttivo è parimenti trasferibile al cultural system; ogni ingenuo e diretto parallelismo tra il sistema industriale classico di produzione (terreno da cui nascono le competenze fondative del design) e il mondo dei beni culturali va osservato con timore.<br />
E’ indubbio che sul terreno della produzione di massa degli oggetti fabbricati industrialmente si sia forgiata la strumentazione e buona parte delle pratiche del design. E’ altrettanto indubbio che i due sistemi (quello industriale e quello culturale) se confrontati presentano strutturali diversità.<br />
La diversità che riteniamo fondamentale notare è che la tripartizione esistente nel sistema di produzione delle merci: produttore-mediatore/distributore-consumatore, nel sistema culturale non esiste più.</p>
<p>Sistema classico di produzione<br />
PRODUTTORE &gt; MEDIATORE &gt; CONSUMATORE</p>
<p>Sistema dei beni culturali<br />
MEDIATORE/PRODUTTORE &gt; CONSUMATORE<br />
O meglio non esiste più la figura isolabile del produttore del bene. Il bene c’è. E’ il mediatore che ne valuta o scopre la possibilità di produrre valore. E il sistema si semplifica numericamente ma si complica in termini di ruolo. E’ infatti colui che progetta e gestisce la valorizzazione l’unico attore regista dell’operazione (quindi produttore), e il prodotto è un processo, poiché ciò di cui il destinatario si appropria non è mai il bene medesimo, ma una aspirazione alla sua comprensione, un esperienza di avvicinamento.<br />
“Il mercato e i processi di consumo desacralizzano il bene culturale ma tale laicizzazione non ne compromette la sostanza conoscitiva, poiché il consumo non consuma in alcun modo l’opera d’arte: il ciclo del consumo nel quale è immerso il bene culturale si rivela intrinsecamente democratico e consente un numero considerevole di avvicinamenti differenziati, non necessariamente semplificati “(Purini, 2003).<br />
Nel processo di valorizzazione che osserviamo sono pertanto tre i termini su cui riteniamo fondamentale concentrare l’attenzione:</p>
<p>il bene culturale:<br />
- che ha confini sempre più labili, non appena codificati in Italia dal Testo Unico, e già messi in discussione. B.C. è ogni frammento o insieme di fatti e di segni che testimonia civiltà. Un insieme dinamico difficilmente utilmente tassonomizzabile;<br />
- che si è sviluppato finora, soprattutto in Italia, all’interno di un quadro di saperi e pratiche integralmente caratterizzato dai pregiudizi della conservazione e della tutela;<br />
- un oggetto di attenzione intorno al quale pullulano i soggetti formati su basi teorico-conoscitive (teoria e critica) in quasi assoluta assenza di soggetti e profili professionali abilitati ad intervenire progettualmente sul B.C. e sui processi di valorizzazione e comunicazione del medesimo;<br />
il design:<br />
- che si è espresso finora intorno al B.C. soprattutto in funzione di tre insiemi di competenze isolabili: gli specialisti (per esempio gli illuminotecnica delle opere d’arte); i comunicatori (tradizionali e multimediali); e i registi, ovvero coloro che assumono una funzione progettuale strategica e partendo dall’esistenza del bene e dalla sua esplicitazione come valore d’uso;<br />
- che se nel processo industriale di produzione delle merci si è posto il problema di stabilire “quale forma in quale processo?”, nel processo di valorizzazione del B.C. si deve porre l’equivalente problema “quale senso in quale cultura?”;<br />
il valore:<br />
che non è scomponibile, nella fattispecie, solo in valore d’uso e valore di scambio ma, soprattutto, in termini di valore di relazione (culturale appunto).</p>
<p>Il campo d’azione come design strategico<br />
A proposito di definizione del campo di osservazione dobbiamo subito mettere in evidenza che ogni tentativo di sconfinamento appare poco produttivo ai fini della valorizzazione, compreso quello nobile e attualizzante introdotto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio inserito di recente nell’ordinamento legislativo nazionale (2004) in forma di Testo Unico (T.U.).<br />
Esso riporta una sommaria identificazione del B.C. all’interno di due amplissime categorie dei Beni Mobili e Beni Immobili; trascurando e mettendo contemporaneamente in evidenza, per esempio altre due altrettanto ampie categorie: quella dei B.C. viventi (per esempio i mestieri d’arte) e quella degli eventi e degli avvenimenti rituali in forma di attività culturali (pensiamo alla Festa di Santa Rosalìa a Palermo, per esempio, o al festival della letteratura di Mantova).</p>
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		<title>Ossessione per l&#8217;arte nel design</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 21:43:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Arredi come alfabeti nella ricerca di Claudio Bitetti
Nel centro vitale del centro storico di Aosta, al centro della Vallè, siamo andati a conoscere gli spazi creativi e professionali dove Claudio Bitetti costruisce con pazienza e maniacale ossessione per l’arte nel design, le sue ultime collezioni, soprattutto arredi ed oggetti per la casa.
Aostano formato al Politecnico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arredi come alfabeti nella ricerca di Claudio Bitetti</p>
<p>Nel centro vitale del centro storico di Aosta, al centro della Vallè, siamo andati a conoscere gli spazi creativi e professionali dove Claudio Bitetti costruisce con pazienza e maniacale ossessione per l’arte nel design, le sue ultime collezioni, soprattutto arredi ed oggetti per la casa.<br />
Aostano formato al Politecnico di Milano, dieci anni di gavetta tra gallerie, mostre personali, collettive, cataloghi, apparizioni ad eventi e nelle vetrine di Dilmos a Brera, Claudio Bitetti ci mostra con orgoglio la produzione degli ultimi cinque anni.<br />
Un grande lavoro di certosina frammentazione dei volumi consacrato a nuove regole compositive spiazzanti che danno vita a interessanti alfabeti di oggetti. Le ultime collezioni, che insistono sui contenitori e sulla modularità neodivisionista, sembrano disegnate con le regole del lettering come quando si progetta un nuovo font editoriale, nuovi alfabeti digitali fatti di porzioni che diversamente assemblate permettono di scrivere qualsiasi parola, ed esprimere tanti diversi pensieri in molte differenti lingue.<br />
Il portabottiglie di plastica per l’acqua minerale mi torna in mente, e noto che Bitetti continua a perfezionarlo e proporlo in differenti versioni e immaginarlo lunghissimo o addirittura ricomporlo, costruire con esso un diverso e inatteso percorso. Come un taglio dell’invenzione di Fontana, come una crepa nella terra di Burri, come un manichino estraneo per Catellan.<br />
In Bitetti il procedimento di lavoro così come gli strumenti di lavoro, le fasi della creazione, il linguaggio della celebrazione sono quelli dell’arte, ma applicati agli oggetti ed alle merci: le sue merci ossessionate dal doversi muovere tra le funzioni senza sentirsene in particolare nessuna altra propria funzione che lo piazzamento estraniante.<br />
Il designer ci viene incontro nella strada principale di Aosta, una sera di fine inverno, e ci accompagna per la città alla ricerca del design, nel tentativo di scovare segni e presenze design oriented nella capitale delle Alpi occidentali.<br />
<span id="more-40"></span><strong><em>In che modo Aosta si misura ed ospita designer e imprese che operano in questo settore?</em></strong><br />
In nessun modo, lavoro in una città che ignora completamente il design in un territorio dove perfino non esiste un impresa che produca merci, e tanto meno arredi, ispirati da designer o prodotti secondo logiche di design contemporaneo. Vivo qui ed opero creativamente prevalentemente in questa città, ma le relazioni produttive e culturali che mi permettono di lavorare sono altrove, Aosta è quasi un isola di riflessione.<br />
<em><strong>L’anno del design a Torino non ha portato linfa nella Valle D’Aosta?</strong></em><br />
Veramente non ho grandi rapporti professionali nemmeno con Torino, mi sono formato a Milano ed opero in un mercato, a cavallo tra arte e design, che trova nella realtà lombarda la dimensione di espressione ideale, anche se non l’unica. Ma l’influenza delle relazioni del territorio in cui ti formi è alla fine fortemente caratterizzante. Mi sposto spesso settimanalmente su Milano per lavorare e per partecipare al circuito degli autori e degli eventi legati all’arte ed al design.<br />
<em><strong>Quando ci siamo conosciuti alla fine degli anni ’90 a Milano il tuo lavoro era ancora molto legato ai piccoli oggetti ed ai pezzi unici, nel tuo lavoro contemporaneo hai perfezionato qui filoni o ne hai aperto dei nuovi? Come progetta Bitetti oggi?</strong></em><br />
Io lavoro da solo, non ho collaboratori fissi, anche se lo studio che uso ad Aosta è coabitato da altri progettisti che operano nel campo della comunicazione e degli eventi. I codici su cui insisto sono quelli dell’arte contemporanea, lo piazzamento, il ribaltamento, la pausa, la sincope, ecc. effettivamente queste ultime collezioni sono come scritte sulla carta da spartito, la carta da musica e i componenti modulari sono trattati come note. Oggi nel mio lavoro c’è una quantità di energie fortemente contaminate dal progetto di comunicazione, così come dedico molto più tempo di prima alla messa in scena dei miei prototipi ed alla loro contestualizzazione. Ad Aosta e dintorni trovo dei buoni aiuti per i prototipi che nel mio modo di lavorare sono importanti per dimensionare e permettermi di studiare la costruzione dell’oggetto passo a passo, ridimensionarlo e verificarlo continuamente. Posso dire di usare una filiera più allungata che in passato, partecipo ad eventi per raccogliere stimoli, studio e sperimento molto, poi c’è la sintesi creativa e contestualmente inizia il problema di come mettere in scena il mio primo risultato, come creare un evento intorno, quali piattaforme di promozione. Insomma utilizzo esattamente i processi di lavoro dell’arte contemporanea, ma il risultato che promuovo è sempre un oggetto di design.<br />
<em><strong>Cosa ti manca, come modificheresti, potendo il tuo modo di lavorare?</strong></em><br />
Mi piacerebbe avere un curatore, metà agente come gli artisti del palcoscenico e metà gallerista, come i pittori. Una persona capace di curare le relazioni che mi si condensano intorno e che sono il vero valore capace di far entrare i miei prodotti nei circuiti della comunicazione e della moda, laddove il loro valore si moltiplica inevitabilmente in modo irriguardoso rispetto al costo di produzione. Penso che ci vorrebbero tanti di questi “scopritori di talenti”</p>
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		<title>International Summer School of design Pollenzo &#8211; Torino Luglio 2008</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 09:23:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Flaviano Celaschi (Politecnico di Torino) coordina il comitato scientifico delle Summer School che si terranno dal 13 al 29 luglio 2008.
Per informazioni in dettaglio:
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Flaviano Celaschi (Politecnico di Torino) coordina il comitato scientifico delle Summer School che si terranno dal 13 al 29 luglio 2008.</p>
<p>Per informazioni in dettaglio:</p>
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		<title>Centre Du Design</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 09:16:28 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flavianocelaschi.it/wp-content/uploads/2008/07/centre-du-design.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22" title="centre-du-design" src="http://www.flavianocelaschi.it/wp-content/uploads/2008/07/centre-du-design-300x267.jpg" alt="" width="300" height="267" /></a></p>
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		<title>Presentazione programma di ricerca Cean spa-Politecnico di Torino &#8220;Innovazione design driven del punto Vendita&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 06:00:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[politecnico torino]]></category>
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		<description><![CDATA[responsabile scientifico: prof. Flaviano Celaschi (dipart. DIPRADI Politecnico di Torino)
Il 16 maggio 2008 presso l&#8217;Accademy market Cean a Trofarello (Torino) si è tenuta la conferenza stampa del lancio di una ricerca applicata
al punto vendita ed all&#8217;evoluzione dei supermercati e delle formule di scambio delle merci.
Obiettivo della ricerca è sviluppare il primo prototipo reale di &#8220;Supermercato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>responsabile scientifico: prof. Flaviano Celaschi (dipart. DIPRADI Politecnico di Torino)</p>
<p>Il 16 maggio 2008 presso l&#8217;Accademy market Cean a Trofarello (Torino) si è tenuta la conferenza stampa del lancio di una ricerca applicata<br />
al punto vendita ed all&#8217;evoluzione dei supermercati e delle formule di scambio delle merci.<br />
Obiettivo della ricerca è sviluppare il primo prototipo reale di &#8220;Supermercato sperimentale&#8221; che sarà denominato NEXT MARKET</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Skill</title>
		<link>http://www.flavianocelaschi.it/lang/en/skill</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jun 2008 10:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>

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		<description><![CDATA[

Flaviano Celaschi has focused on acquiring expertise in the area of innovation of products, services and consumer experiences in contemporary society.
His research is concentrated on the processes allowing designers, businesses, public administrations and other organisations to improve ways of producing and to reach the market.
Prof. Celaschi has applied his competences in the following areas:

LUXURY GOODS
RETAILING [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></li>
</ul>
<p>Flaviano Celaschi has focused on acquiring expertise in the area of innovation of products, services and consumer experiences in contemporary society.</p>
<p>His research is concentrated on the processes allowing designers, businesses, public administrations and other organisations to improve ways of producing and to reach the market.</p>
<p>Prof. Celaschi has applied his competences in the following areas:</p>
<ul>
<li>LUXURY GOODS</li>
<li>RETAILING AND COMMERCIAL CENTRES</li>
<li>HOUSEHOLD APPLIANCES</li>
<li>HOME PRODUCTS</li>
<li>FURNISHINGS</li>
<li>SYSTEMS, COMPONENTS AND PRODUCTS FOR THE BUILDING INDUSTRY</li>
<li>FASHION AND ACCESSORIES</li>
<li>PUBLISHING</li>
<li>TERRITORY</li>
<li>CULTURAL ASSETS</li>
<li>DIGITAL ART</li>
<li>HAIR AND BODY CARE PRODUCTS</li>
<li>WELLNESS CENTRES</li>
<li>OFFICE FURNITURE </li>
</ul>
<p></li>
</ul>
<p></li>
</ul>
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		<title>Design &amp; beni culturali</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2004 20:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[books]]></category>
		<category><![CDATA[cultural heritage]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>

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		<description><![CDATA[Celaschi F., Trocchianesi R. ( acura di), Design &#38; beni culturali. La cultura del progetto nella valorizzazione del bene culturale, Poli.design, Milano 2004.
ISBN 88-879-8147-7
Oggi i beni culturali vivono il prioritario problema della propria fruibilità da parte degli utenti: un percorso che può/deve essere progettato con il contributo del designer.
Secondo tale prospettiva, occorre determinare il processo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Celaschi F<a href="http://www.flavianocelaschi.it/wp-content/uploads/2008/07/design-e-beni-culturali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12" title="design-e-beni-culturali" src="http://www.flavianocelaschi.it/wp-content/uploads/2008/07/design-e-beni-culturali.jpg" alt="" width="117" height="165" /></a>., Trocchianesi R. ( acura di), <em>Design &amp; beni culturali. La cultura del progetto nella valorizzazione del bene culturale</em>, Poli.design, Milano 2004.</p>
<p>ISBN 88-879-8147-7</p>
<p>Oggi i beni culturali vivono il prioritario problema della propria fruibilità da parte degli utenti: un percorso che può/deve essere progettato con il contributo del designer.</p>
<p><span id="more-10"></span>Secondo tale prospettiva, occorre determinare il processo che porta un bene a diventare bene culturale per distillare quegli elementi che possono arrivare a equiparare il bene realizzato dal designer a un vero e proprio bene culturale di fatto.</p>
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