Design mediatore tra bisogni

La cultura del progetto tra arte-scienza e problemi quotidiani: l’esempio dei beni culturali

LA CONDIZIONE OSSERVATA
Nei paesi avanzati è ormai forte la consapevolezza che lo sviluppo, la ricchezza e l’innovazione siano fortemente correlati con la capacità di attirare, attivare e fortificare relazioni tra il sistema del sapere (arte, creatività, scienza, humanities) e la base produttiva e riproduttiva della società.
Osserviamo che in molte nazioni sviluppate economicamente, scienza e conoscenza alta sembrano rinchiudersi progressivamente nei loro alvei protetti, allontanandosi dalle persone e dalla capacità di influire nella vita di tutti i giorni. Sempre meno le persone ne hanno comprensione e riescono a formulare giudizi sull’opportunità degli investimenti fatti in questa direzione .


Nei cosiddetti paesi avanzati è attivo da qualche tempo un dibattito che, a mio avviso, attraversa in modo forte e importante questo problema e che viene chiamato il problema della trasformazione della società della conoscenza in economia della conoscenza.
Esistono due differenti processi attraverso i quali questa transizione si manifesta in modo efficace e interessante per il nostro discorso:
1) l’industria culturale , cioè l’insieme delle applicazioni fruibili che derivano dallo sfruttamento consapevole dei giacimenti culturali di un territorio;
2) le merci come bene rappresentativo di una cultura, sintesi perfetta e fruibile delle più avanzate tecnologie, di comportamenti di consumo e innovazioni linguistiche.
Il primo dei due fenomeni parte dal presupposto che esista un certo numero di persone di un adeguato livello di istruzione e reddito sufficiente per intendere i processi della conoscenza, della scienza e dell’arte come attraenti di per sé, e ritenere che il consumo di questi produca felicità. Ma la scienza, l’arte e la conoscenza non si presentano solitamente in forma adeguata a essere «consumati» in modo diretto dal mercato dei non addetti. Esiste dunque un articolato sistema di sfruttamento e valorizzazione che la letteratura chiama appunto «industria culturale», che altro non è che un complesso sistema di mediazione che si preoccupa della «forma merce della cultura» .
Il secondo fenomeno ci permette di compiere un ulteriore passo in avanti: se le merci sono il prodotto per eccellenza della nostra società di consumatori, allora esse stesse, o meglio alcune forme particolarmente avanzate e importanti attraverso le quali le merci si possono manifestare, sono «beni culturali». È da sempre innegabile che la cultura di un popolo passa attraverso la cultura materiale e il sistema di nutrizione e approvvigionamento del cibo. Dunque un sistema di conservazione della carne, una bottiglia di vino, un mobile per sedersi o contenere i propri beni, un’automobile per muoversi, sono beni culturali che esprimono la cultura di un popolo, ma nel contempo il livello di conoscenza, di arte e di scienza disponibili.
Un esempio per noi assai importante a questo proposito è l’insieme variegato ma non illimitato dei beni che costituiscono il cosiddetto «made in Italy», cioè i beni attraverso i quali passa e si cristallizza l’idea dell’Italia nel mondo.
In entrambi questi fenomeni il contributo della cultura del progetto, del design, alla messa in condizioni di consumo di questi beni è assolutamente fondamentale. Senza questo insieme di conoscenze di mediazione tra qualità intrinseche di un artigiano o di un artista creativo, di uno scrittore o di un apparato di produzione o di conservazione, non sarebbe possibile connettere produttore di conoscenza e mercato che, come spesso avviene in molti settori, rimarrebbero dunque separati e inadeguati l’uno rispetto all’altro.

L’IPOTESI DEL DESIGN MEDIATORE E LA SUA ATTUALITÀ PROBLEMATICA
Torino e gran parte del Piemonte godono di una sempre maggior credibilità internazionale nel circuito degli eventi, dell’arte moderna e contemporanea, del design, della comunicazione di advertising e nelle evoluzioni dell’arte digitale e del virtuale, così come, in questo territorio, ci si sta molto concentrando sul transito tra città-fabbrica ed economia postindustriale diffusa. Sono queste le ragioni che rendono attuale e utile l’applicazione a questo territorio di queste riflessioni e logiche.
Individuare modelli e processi di relazione tra arte e scienza, da una parte, e sistema della produzione e della riproduzione, dall’altra, è assai funzionale a questo auspicabile sviluppo, che si trova oggi nel guado di un processo non completamente compiuto. Può soprattutto aiutare gli enti e le amministrazioni che sostengono e indirizzano lo sviluppo del territorio verso un uso più consapevole di strutture, processi e format di eventi, di cui sia nota e compresa l’utilità e chiara la potenzialità della cultura del design e i risultati da questa attendibili.
I due sistemi, arte-scienza da una parte, produzione e riproduzione dall’altra, nascono per differenza e, come acqua e olio, non sono miscelabili, pena la distruzione dei presupposti fondativi su cui si basano. Ma tantissimi cibi di cui ci nutriamo e che appagano il nostro gusto sono realizzati grazie all’accostamento di acqua e olio. Il segreto si chiama arte culinaria, sono la «preparazione e la cottura» che permettono alle due sostanze di unirsi in modo produttivo e apprezzato senza danneggiare le caratteristiche organolettiche di ciascuna delle due.
Qui di seguito si intende attrarre l’attenzione proprio sulla capacità della cultura di progetto «di cucinare ad arte» i prodotti e i processi del sistema della scienza, dell’arte e della conoscenza proprio allo scopo di trasformare il contatto con il mercato e con il loro consumo in un momento di valorizzazione e di sviluppo integrato dell’intera società. Proprio come già succede quando l’industria culturale riesce a trasformare la conoscenza in merce e le merci sul mercato diventano alfieri di cultura, arte e scienza.
Ipotesi di fondo di questo contributo è che il sistema del design possa essere osservato come potente processo di stabilizzazione e valorizzazione sociale di un territorio. Proprio grazie al tradizionale ruolo intermedio che il designer è chiamato a svolgere tra sistema della produzione e sistema di consumo, e tra il sistema delle scienze, delle conoscenze e dell’arte-creatività e il sistema della produzione, esso si trova in una condizione di favore, ossia centrale rispetto a un modello di realtà in cui i tre riferimenti destinatari sono produttori – scienziati/artisti – consumatori

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