Università & cultura del progetto

IL DESIGNER CONTEMPORANEO SI FORMA ALL’UNIVERSITÀ. L’ESPERIENZA DELLA FACOLTÀ DEL DESIGN DEL POLITECNICO DI MILANO

In Italia i designer escono dall’università da circa 4 anni. Un tempo decisamente troppo breve per sperare che il sistema paese sia maturo e convinto del ruolo dell’università nella ricerca e nella formazione per il design.

Eppure a Torino (Politecnico), Milano (Politecnico), Venezia (IUAV), Genova, Chieti-Pescara, Firenze, Roma, Napoli (Aversa e Federico II), Palermo, esistono tradizioni universitarie di formazione al design che attraversano l’ultimo trentennio e che, a partire dalle cattedre di disegno artistico per l’industria degli anni settanta, hanno dato vita a università vivaci e diversificate dove si formano i laureati in design.
L’università è oggi il luogo dove si pratica la formazione di livello superiore alla cultura del progetto e dove lo si fa a partire da una conoscenza e competenza costruita dalla pratica quotidiana e sistematica della ricerca.
Miriadi di, più o meno degne, piccole e grandi scuole di design di origine privata hanno supplito per molti decenni alla formazione post secondaria in materia. Migliaia di piccoli e medio piccoli studi professionali più o meno organizzati hanno supplito invece all’esigenza di produrre conoscenza e competenza, anche facendo un tipo di professione fortemente sperimentante che potremmo definire imparentata e assimilabile alla ricerca.
I professionisti più illustri del design uscivano alla sera dalle loro botteghe per attraversare la strada ed entrare nelle aule di una scuola privata o negli ISIA dove piccole fronde di protostudenti di tipo parauniversitario, attratti dalla passione di dare forma alle merci industriali ed alla comunicazione, trascorrevano il dopolavoro.

Molto è cambiato, da allora, ma molto poco trapela di questa rivoluzione discreta nei salotti della benestante borghesia metropolitana o provinciale illuminata, ambiente dove l’ideologia del “design milanese” si è formata dal dopoguerra in poi e dove sono ancora incistate alcune residuali resistenze conservatrici. Caposaldo di questa ideologia è che il design sia un fenomeno di elìte che si esprime grazie all’eccellenza di un singolo artista creativo, in assenza di mezzi, e in modo isolato dalla cultura della produzione e della riproduzione sociale.
La conquista di un’università del progetto, di una università pubblica del progetto, di un luogo di ricerca e formazione sociale, strutturato, attrezzato, non elitario, trasparente, di massa, non legato esclusivamente alla domanda di dare forma all’ennesima versione della seggiolina per lo stand del salone del mobile, ma inteso come luogo di progressiva emancipazione della cultura del progetto, è il progetto di una larga parte dell’università italiana del design.
Il Politecnico di Milano, un istituzione nata nel 1863 a Milano proprio a partire dalla necessità di adempiere alla domanda di sviluppo tecnico nella produzione, nei processi di costruzione e nelle arti, annovera oggi un completo sistema di formazione e ricerca in materia di design costituito dalla prima Facoltà del Design italiana (che con 5 corsi di laurea in design, 5 lauree specialistiche, 10 master universitari, 3 dottorati di ricerca, 3500 studenti, 470 docenti, 500 iscritti ai master ed ai dottorati di ricerca, è il più importante sistema di formazione universitario per il progetto del mondo); INDACO il primo dipartimento italiano di Industrial design, arte, comunicazione e moda (con 70 docenti e ricercatori strutturati, 30 assegnisti di ricerca, oltre 870 tra cultori della materia e esercitatori); POLI.DESIGN, consorzio del Politecnico di Milano con le principali associazioni professionali di settore, che si occupa di ricerca applicata, editoria, formazione permanente e di promozione del design.
La Facoltà è il luogo della progettazione e dell’erogazione dei corsi universitari; il dipartimento è l’istituto di ricerca per la produzione della ricerca di base (ricerca di curiosità, ricerca finanziata, sperimentazione di base); il consorzio è il sistema (quasi un agenzia) per realizzare la cosiddetta ricerca applicata, ovvero rispondere ai bisogni di ricerca delle imprese a partire dalla ibridazione delle competenze e conoscenze universitarie con quelle dei professionisti del settore.

L’università del design non è una scuola, perché l’università non è una scuola, o meglio, non è solo una scuola. Le scuole partono dal principio che il docente, ovunque risieda, possieda in sé tutte le conoscenze e competenze necessarie alla formazione. Non importa dove avvenga il momento di produzione e riproduzione della conoscenza, al momento dell’ingaggio il professionista viene definito esperto per definizione, quindi dotato a monte delle conoscenze necessarie per formare. Gli si pongono di fronte degli allievi ed il gioco è fatto: secondo il principio dei vasi comunicanti il soggetto dotato di maggiore esperienza cercherà di travasare la propria conoscenza nei soggetti meno dotati (perché più giovani ed inesperti. Un aula, un insegnante, tot allievi, e il gioco è fatto: nasce una scuola.
L’università è un luogo dove il processo di attivazione della conoscenza e soprattutto il processo di aggiornamento continuo della medesima non è autogeno. Non è un insieme di stanze dove uomini di cultura la esprimono e ne disquisiscono sfoggiando retoriche bel allenate.
L’università deve essere prima di tutto un sistema destinato a facilitare la produzione di un particolare tipo di conoscenza che ha origine dalla ricerca, fenomeno che se applicato alle dinamiche ed alla natura del design merita qualche riflessione.

La conoscenza teorica permette la costruzione delle teorie e della capacità critica dei soggetti formati, la pratica progettuale realizzata su casi studio reali inseriti in contesti concreti esercita all’operatività e permette l’apprendimento induttivo, ovvero desunto dal fare; la frequentazione di un ambiente contaminato dalla cultura e dalla sperimentazione continua favoriscono l’abduzione ovvero forma le condizioni all’interno delle quali è probabilisticamente più frequente il salto di ingegno e l’invenzione, o il raggiungimento di una innovazione.

Per compiere il proprio ruolo l’università deve possedere: un progetto scientifico didattico che determina la direzione dove orientare gli sforzi di tutti i soggetti che ne fanno parte; una massa critica che le permetta di contare all’interno dei processi di costruzione accademica dei ruoli e soprattutto capace di coprire un ragguardevole ambito di ricerca allargato; impianti, spazi attrezzati, strumentazioni e processi destinati ad accogliere il lato sperimentale della formazione e della ricerca; ed infine deve insistere in un contesto sociale, culturale, produttivo, adeguato a valorizzarne il contributo e accrescerne gli stimoli.

Il sistema design del Politecnico di Milano appartiene alla più antica tradizione italiana della cultura del progetto applicato all’industria, Milano è capitale dell’azione industriale nazionale, porta di contatto tra la cultura mediterranea e l’Europa, crocevia del sistema design Milano, un insieme distrettuale unico al mondo per concentrazione di attori legati al mondo dell’innovazione industriale e della comunicazione, il Politecnico è la più antica università tecnica italiana e quella dove la cultura umanistica dell’architettura del prodotto e degli ambienti e quella tecnica dell’ingegneria di processo e della produzione hanno iniziato a dialogare.

Il progetto culturale del sistema design del Politecnico di Milano è quello di portare la cultura del progetto “design oriented” al di fuori dei settori “design oriented”, oltre alle lampade, alle seggioline ed agli accessori per la casa, laddove esistono merci: siano prodotti, servizi o esperienze che avvengono all’interno del sistema degli scambi di mercato. Un infinità di declinazioni della cultura del progetto: dal progetto sistema car sharing metropolitano, al sistema per la consegna dei pasti preparati agli anziani ed alle persone non autosufficienti, dalla moda alla cinematografia digitale, dalla costruzione della cultura della sicurezza nei prodotti industriali alla formazione dei luoghi dell’apprendimento, dal portale delle informazioni metaprogettuali al servizio del design alla valorizzazione dei beni culturali mobili, dal progetto di definizione e comunicazione dei valori di un territorio al portale della subfornitura, dall’abbigliamento degli astronauti della stazione spaziale orbitante, al packaging per il settore sanitario, dall’allestimento degli spazi di degenza del più moderno ospedale lombardo ai sistemi di illuminazione della più grande multinazionale giapponese del settore; dalle nuove cabine delle macchine movimento terra al merchandising dei musei pubblici; dalla valutazione di impatto ambientale delle vending machines alla comunicazione delle macchine per il caffè, ecc. ecc.

La sede del sistema design del Politecnico di Milano è nel quartiere ex industriale di Bovisa a nord ovest di Milano, all’interno di un edificio industriale dimesso e rifunzionalizzato. In questa sede sono presenti oltre 140 aule per la formazione frontale delle quali oltre 20 dotate di attrezzature per il disegno tradizionale; 12 aule informatiche per 80 posti cadauna, 4 da 25 posti; un sistema di laboratori sperimentali unico al mondo, tra i quali: laboratorio di media digitali e modelli virtuali (con camera di simulazione tridimensionale stereoscopica) e simulatori aptici, reversal enrgineering; laboratorio di produzione dell’immagine (movie design e fotografia digitale); laboratorio di illuminotecnica e colore; laboratorio di modellistica tradizionale con prototipazione rapida; laboratorio di allestimento e scenografia; laboratorio di crash test per veicoli; galleria del vento a bassa ed alta velocità; laboratorio di merceologia ed analisi settoriale; ico-info-medio-materioteca per il design; laboratorio di ergonomia e valutazione dell’uso dei prodotti industriali, laboratorio di modellistica per la moda, laboratorio di design tessile (sede di Como).

Nel corso del 2002 studenti, ricercatori e docenti del sistema design Politecnico di Milano hanno realizzato ricerca applicata e realizzata su domanda specifica per le imprese e gli enti che ne hanno fatto richiesta per un valore di circa 4,5 milioni di €. Sono state oltre 70 le realtà di impresa e gli enti che hanno commissionato in quell’anno ricerca al sistema design del Politecnico.
Ogni anno 1/3 degli studenti immatricolati effettua volontariamente un semestre di studio all’estero presso gli oltre 110 istituti universitari convenzionati in tutta Europa, usufruendo di un assegno di studio per il mantenimento in loco. Ospitiamo ogni anno circa 100 studenti stranieri provenienti da istituti convenzionati.
Nel corso dell’anno accademico 2002-2003 ci sono stati 3,5 convegni o seminari con ospiti di prestigiosi prestigio internazionale per ogni giorno di didattica dell’anno, oltre 600 professionisti ed esperti da tutti il mondo hanno fatto il visiting professor o il docente a contratto in questo sistema; sono state realizzate 4,5 pubblicazioni scientifiche per ogni docente o ricercatore strutturato.
Nel corso del 2003 saranno completati il design centre internazionale per la valorizzazione dei beni culturali a Sabbioneta (Palazzo Forti); il technology fashion centre a Vigevano; l’agenzia viaggi per il sistema design Milano e il terminal urbano “Design Gate” presso i caselli di Porta Garibaldi a Milano.
Il 27 marzo 2003 a Milano la società Euroconsult ha presentato un indagine sui primi 1400 laureati in design al Politecnico di Milano: il 72% trova lavoro nelle varie declinazioni delle professioni del progetto entro 6 mesi dalla laurea; ad un anno dalla laurea lavora il 90% dei laureati (nel 10% rimangono quelli che sono a militare, che fanno un master, che stanno studiando all’estero e allattano un figlio).
Per diventare studenti di design al Politecnico di Milano occorre superare un test di ammissione a cui si presentano ogni anno 2000 partecipanti da tutta Italia per circa 750 posti su 4 corsi di laurea (product; comunicazione; interior e fashion).
I corsi frontali teorici avvengo in classi di 150 studenti, i corsi progettuali in classi di 50 studenti con 3 docenti e altrettanti esercitatori incaricati.
Questi sono alcuni fatti che possono essere confutati per distinguere tra modello e modello di formazione.

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